Si può essere giudicati in tribunale da una Intelligenza Artificiale?

A decidere se un soggetto è recidivo o meno, e quindi deliberare se lasciarlo in prigione o concedere la libertà provvisoria potrebbe essere una Intelligenza Artificiale (IA) e non più solo un giudice.
Non è uno scenario di fantascienza ma una realtà attiva negli USA e in alcuni paesi europei dove si sta sperimentando con sempre maggiore frequenza l’uso delle IA nel supportare (per adesso) le decisioni di un tribunale.
Ma sono tantissime le realtà dei tribunali, anche italiani, dove progressivamente le IA stanno iniziando a supportare le decisioni dei togati o anche le linee difensive degli avvocati, sia analizzando precedenti sentenze che interrogando i social per trovare prova di specifiche azioni come, ad esempio, lo stalking.
Se le IA avranno l’obiettivo di snellire la burocrazia, allora ben vengano. Ma se la loro progettazione si dovesse basare su dati contenenti elementi di pregiudizio (il colore della pelle, l’etnia, le tendenze sessuali, ecc.), ci troveremo di fronte a un sistema giudiziario ben distante dal concetto di “tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge“.

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Le diagnosi delle IA affiancano il lavoro dei pediatri e risultano più efficaci

Come ricordato più volte, le IA andranno progressivamente a sostituire le professioni intellettuali poiché riescono a svolgere alcune funzioni computazionali in modo più efficace ed efficiente della mente umana.
Ecco un esempio concreto di come le IA affiancheranno (e poi sostituiranno) i medici (pediatri nel caso specifico) nel lavoro di diagnosi dei disturbi o delle malattie.
Il lavoro del medico non sarà più quello che oggi conosciamo.

Il pediatra con intelligenza artificiale nato dalla collaborazione Cina-Usa

Il contributo dell’Ordine degli Architetti di Perugia alle Linee Guida UE sull’etica delle Intelligenze Artificiali

Non ne posso essere sicuro, ma molto probabilmente l’Ordine degli Architetti di Perugia è l’unico (o sicuramente uno dei pochi degli ordini professionali italiani) ad aver inviato uno specifico contributo alla fase di consultazione pubblica delle Linee Guida della Commissione Europea sull’Etica delle Intelligenze Artificiali. Grazie alla visione lungimirante dell’Arch. Maria Luisa Guerrini (Presidentessa dell’Ordine) e al contributo operativo del Consigliere Arch. Paolo Moressoni, mi è stato chiesto di predisporre un testo da inviare alla Commissione UE per segnalare come, nelle predette Linee Guida sull’etica delle AI, fossero assenti chiari indirizzi in merito alla difesa delle Professioni Intellettuali creative, o comunque della creatività in generale (probabilmente l’unica frontiera che distinguerà l’umano dall’artificiale).

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Anche gli studi legali iniziano a utilizzare Whatsapp e Facebook per ottimizzare i rapporti con i clienti

Non nascondo una certa soddisfazione nel riportare un articolo apparso recentemente sul Sole 24 Ore (il quotidiano di Confindustria, meglio conosciuto come il giornale degli avvocati e dei commercialisti) in cui si da per la prima volta conto della nuova tendenza degli studi legali nell’utilizzo di Whatsapp e Facebook per ottimizzare i rapporti con i propri clienti. Anzi, nello specifico, viene consigliato proprio dal Sole 24 Ore un maggiore uso delle App Social per efficientare i tempi di lavoro degli studi legali.

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Le funzioni di “Due Diligence” svolte dall’AI: cosa cambia per le professioni intellettuali

La “Due Digilence” (ossia il controllo di conformità normativa) è  uno degli ambiti funzionali dove l’Intelligenza Artificiale (AI) può dispiegare al meglio il suo potenziale, sgravando il committente da una mole considerevole di compiti essenzialmente burocratici, essendo in grado di analizzare milioni di pagine documentali in tempi ridottissimi. Ma se nella fase attuale può essere un valido aiuto per lo svolgimento di moltissimi incarichi in ambito aziendale, urbanistico, immobiliare e impiantistico, il suo potenziamento nel tempo renderà “inutile” l’apporto e la competenza di molte professioni intellettuali? Sarà l’AI a sostituirsi a notai, commercialisti, avvocati, architetti, geometri, ingegneri?

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Le professioni intellettuali nell’era dell’Intelligenza Artificiale (AI): le possibili regole per il futuro

Le professioni intellettuali non sono più “al riparo” dall’Intelligenza Artificiale (AI). La messa in discussione del ruolo all’interno del mondo del lavoro non è più per gli operai o la bassa manovalanza: tutt’altro. Sono proprio le professioni intellettuali a poter essere quelle più colpite.
Ormai tutti i rapporti recentemente rilasciati da istituzioni ed enti di ricerca vedono l’Intelligenza Artificiale (non i robot) come la principale antagonista dei ruoli professionali, poiché in grado di poter prendere decisioni in modo più rapido e valutando tutte quelle infinite variabili e scenari possibili che la mente umana non è in grado di affrontare (lavorando anche 24/7 e trattando in poco tempo miliardi di terabyte di informazioni).
Architetti e ingegneri, ma ancor prima commercialisti e notai possono essere tranquillamente sostituiti dall’AI.
La domanda non è più SE, ma semplicemente QUANDO.

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