Le IA possono clonare le personalità umane?

Le IA ci permetteranno di andare oltre la morte? Ossia di clonare il nostro cervello e trasferirlo in un supporto digitale, così da permetterci una “nuova vita”?
E’ questa una delle domande che sempre più frequentemente si stanno ponendo per un futuro prossimo in cui le IA saranno il vero cambiamento della nostra esistenza (momento oramai non più così distante nel tempo).
Non sono poche, infatti, le “visioni” sull’evoluzione della razza umana che si concentrano sull’ipotesi se le IA potranno clonare le identità/personalità, ossia realizzare il back-up di un cervello (con i suoi ricordi e le sue peculiarità comportamentali), per poi trasferirlo in un nuovo soggetto (umanoide o androide che sia) che vada oltre la stessa morte fisica e, quindi, il tanto temuto oblio.

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Innovation Report 2018 di Talent Garden: al primo posto IA e Startup

Talent Garden fotografa nel suo Report 2018 i temi e i luoghi del dibattito sull’innovazione e sulle tecnologie che stanno cambiando il mondo. E qual’è il tema al centro dell’attenzione dei giovani talenti? L’Intelligenza Artificiale (IA), ovviamente.

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Anche gli studi legali iniziano a utilizzare Whatsapp e Facebook per ottimizzare i rapporti con i clienti

Non nascondo una certa soddisfazione nel riportare un articolo apparso recentemente sul Sole 24 Ore (il quotidiano di Confindustria, meglio conosciuto come il giornale degli avvocati e dei commercialisti) in cui si da per la prima volta conto della nuova tendenza degli studi legali nell’utilizzo di Whatsapp e Facebook per ottimizzare i rapporti con i propri clienti. Anzi, nello specifico, viene consigliato proprio dal Sole 24 Ore un maggiore uso delle App Social per efficientare i tempi di lavoro degli studi legali.

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Le funzioni di “Due Diligence” svolte dall’AI: cosa cambia per le professioni intellettuali

La “Due Digilence” (ossia il controllo di conformità normativa) è  uno degli ambiti funzionali dove l’Intelligenza Artificiale (AI) può dispiegare al meglio il suo potenziale, sgravando il committente da una mole considerevole di compiti essenzialmente burocratici, essendo in grado di analizzare milioni di pagine documentali in tempi ridottissimi. Ma se nella fase attuale può essere un valido aiuto per lo svolgimento di moltissimi incarichi in ambito aziendale, urbanistico, immobiliare e impiantistico, il suo potenziamento nel tempo renderà “inutile” l’apporto e la competenza di molte professioni intellettuali? Sarà l’AI a sostituirsi a notai, commercialisti, avvocati, architetti, geometri, ingegneri?

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Le professioni intellettuali nell’era dell’Intelligenza Artificiale (AI): le possibili regole per il futuro

Le professioni intellettuali non sono più “al riparo” dall’Intelligenza Artificiale (AI). La messa in discussione del ruolo all’interno del mondo del lavoro non è più per gli operai o la bassa manovalanza: tutt’altro. Sono proprio le professioni intellettuali a poter essere quelle più colpite.
Ormai tutti i rapporti recentemente rilasciati da istituzioni ed enti di ricerca vedono l’Intelligenza Artificiale (non i robot) come la principale antagonista dei ruoli professionali, poiché in grado di poter prendere decisioni in modo più rapido e valutando tutte quelle infinite variabili e scenari possibili che la mente umana non è in grado di affrontare (lavorando anche 24/7 e trattando in poco tempo miliardi di terabyte di informazioni).
Architetti e ingegneri, ma ancor prima commercialisti e notai possono essere tranquillamente sostituiti dall’AI.
La domanda non è più SE, ma semplicemente QUANDO.

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ROBOT E SICUREZZA LAVORO | Richiesta alla Commissione UE una regolamentazione su macchine intelligenti al lavoro

Industry 4.0, ossia il rapporto tra Lavoratori e Robot, mette profondamente in discussione il concetto di sicurezza lavoro: sia se inteso come il diritto a non subire danni fisici e/o psicologici durante il ciclo produttivo, sia come diritto fondamentale ad avere un lavoro (ossia non essere sostituito da una macchina).
Uno degli ostacoli fondamentali al tentativo di gestire un processo di cambiamento così drastico (si parla di Rivoluzione Ubiqua poiché le macchine smart sono dappertutto nella vita quotidiana e lavorativa) è quello di dare un vero e proprio Status Giuridico alle Macchine Intelligenti, senza il quale non è possibile individuare il soggetto che assume delle responsabilità e risponde delle posizioni di garanzia delle sue azioni.
E’ per questo motivo che il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione Europea di predisporre una specifica Direttiva in materia, partendo dalla Relazione del Maggio 2016 “Norme di diritto civile sulla robotica” (relatrice la deputata socialista lussemburghese Mady Delvaux) e il Rapporto “Il futuro del lavoro: la robotica” (documento di discussione dell’Agenzia Europea per la sicurezza sul lavoro EU-OSHA).

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SMART SAFETY | Il cambio di paradigma per integrare la sicurezza sul lavoro con Industry 4.0

A ricordarci che in questo secolo sarà la realtà a superare la fantasia è il laboratorio Smart Production Lab della Volkswagen a Wolfsburg, dove per la prima volta è stata sperimentata nella catena di montaggio Industry 4.0 la cooperazione attiva tra un robot e un lavoratore umano.
Sino ad oggi, infatti, robot e umani hanno lavorato separatamente nel processo di montaggio, entro spazi di sicurezza ben precisi, non travalicabili né dall’uno (la macchina) né dall’altro (l’uomo).
Nello Smart Lab tedesco, invece, i due (l’uomo e il robot) hanno lavorato fianco a fianco, in una dinamica di montaggio in cui le mani metalliche supportavano il lavoro di quelle di biologiche (e viceversa). E se inavvertitamente il lavoratore-umano entrava nel raggio d’azione del lavoratore-robot quest’ultimo rallentava, sino a fermarsi, per proteggere la vita umana (Prima Legge di Asimov?).
Qual’è allora il nuovo modo d’integrare la sicurezza lavoro nei processi Industry 4.0?
I DVR così come li conosciamo, saranno davvero ancora funzionali alla riduzione dei rischi?

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