Le IA possono clonare le personalità umane?

Le IA ci permetteranno di andare oltre la morte? Ossia di clonare il nostro cervello e trasferirlo in un supporto digitale, così da permetterci una “nuova vita”?
E’ questa una delle domande che sempre più frequentemente si stanno ponendo per un futuro prossimo in cui le IA saranno il vero cambiamento della nostra esistenza (momento oramai non più così distante nel tempo).
Non sono poche, infatti, le “visioni” sull’evoluzione della razza umana che si concentrano sull’ipotesi se le IA potranno clonare le identità/personalità, ossia realizzare il back-up di un cervello (con i suoi ricordi e le sue peculiarità comportamentali), per poi trasferirlo in un nuovo soggetto (umanoide o androide che sia) che vada oltre la stessa morte fisica e, quindi, il tanto temuto oblio.

La domanda, in realtà non è nuova, ma si è ripresentata prepotentemente alla notizia che in Giappone, paese storicamente molto attento e sensibile al problema della “memoria” (storica del paese e delle sue persone, oltre che per gli aspetti religiosi), è stato realizzato un Robot che, grazie al Machine Learning e alle IA, può essere in grado di aiutare a superare la fase della morte di una persona cara.

Si chiama Digital Shaman Project ed è una invenzione giapponese che offre un “duplicato robotico” di un parente o di un amico venuto a mancare, con cui conversare per alcuni giorni dopo la morte. La persona che vuole “continuare a vivere” nel duplicato deve, finché è in vita, collaborare con un tecnico che registra tutte le sue peculiarità comportamentali e di linguaggio all’interno di un algoritmo di IA.

L’idea è venuta al giapponese Etsuko Ichihara dopo la morte della nonna. Lo sciamano digitale è programmato per restare in vita 49 giorni, riproducendo gesti, voce e tratti distintivi della personalità. Sul robot, per accentuare la somiglianza, viene sovrapposta una maschera in 3D del volto del defunto.

In realtà, al di là degli aspetti sociologici e di mera cronaca giornalistica (oltre all’immancabile pettegolezzo ridanciano sui giapponesi e il loro culto della tecnologia …), il nodo della trasferibilità del cervello/personalità (e quindi dell’anima?) su un supporto digitale non è del tutto nuovo.

Basti ricordare alcune recenti produzioni cinematografiche e di serie televisive per comprendere come lo scenario non sia poi così peregrino; il tema dei diversi aspetti della clonazione degli esseri umani è presente, infatti, in:

  • Trascendence (con Jhonny Deep), in cui un brillante e geniale esperto di IA trasferisce la sua identità (completa) in rete proprio per la volontà della sua compagna di non perdere l’amato (colpito a morte da un terrorista anti-tecnologia).
  • Altered Carbon (serie televisiva di Netflix) in cui la personalità/cervello degli umani viene salvato in una capsula digitale in grado di essere spostata da un corpo ad un altro, superando così il concetto stesso di morte fisica dell’organismo.
  • Jhonny Mnemonic, con Keanu Reeves (splendida interpretazione), ormai datato come film e tecnologia (1995), ma sempre attuale per la prospettiva di trasferire i propri ricordi su un supporto digitale e renderli condivisibili con chiunque ne entri in possesso (una specie di MP3 della memoria diremmo oggi), andando oltre la stessa esistenza (impossessandosene).

Potrei continuare con l’elenco perché, in effetti, soprattutto negli ultimi anni, sia la letteratura (anche scientifica) che la filmografia, hanno prodotto con sempre maggiore frequenza opere che esplorano, da diverse prospettive, il tema della clonazione degli esseri umani, e quindi il problema del superamento della morte stessa (non importa se grazie ai chip al silicio o ai nuovi robot umanoidi).

In realtà è un futuro ancora tutto da scrivere e credo ci vorranno ancora molti anni prima di arrivare alle soglie di una tecnologia in grado di posporre l’istanza ultima di tutti gli uomini. Al momento attuale, infatti, non siamo ancora in grado di realizzare una IA “forte” (ossia in grado di emulare il pernsiero umano), men che meno una clonazione digitale del cervello umano (e della sua anima), ossia il passaggio finale a cui tenderanno le IA.

Ciò non vuol dire, però, che la tecnologia sia ferma: tutt’altro. Si muove in un altra direzione, molto più pragmatica e commerciale.

In effetti gli algoritmi neurali e le tecniche di Deep Learning (apprendimento continuo), consentono di simulare il comportamento umano in specifiche condizioni. Non è un caso, infatti, che per realizzare il Digital Shaman Project (e quindi la memoria del defunto), quando si è ancora in vita è necessario sottoporsi a diverse sedute con i tecnici della società produttrice del robot e assimilare voce, gesti, comportamento e memoria della persona stessa.

Con la stessa tecnica, ovviamente in scenari meno commerciali ma più specialistici, si sta lavorando per simulare il comportamento umano in situazioni complesse in cui le IA non sono ancora in grado di esprimere scelte o stabilire valori comportamentali.

Si pensi alle situazioni di emergenza e soccorso in cui è necessario scegliere chi salvare per primo, o anche agli investimenti ad alto rischio in tempi ridotti, è sempre più frequente contaminare l’algoritmo con i caratteri e gli schemi comportamentali di manager di alto livello o di investitori di lungo corso.

Esperienze di integrazione non solo nelle alte sfere, ma anche nelle linee di produzione automatizzate. Far lavorare l’uno accanto all’altro uomini e robot (definiti “cobot”) sta rendendo sempre più necessario “clonare” negli algoritmi che guidano le macchine alcuni comportamenti umani, in particolare di lavoratori con grande esperienza in termini di gestione della catena di montaggio. La contaminazione dell’IA con comportamenti umani, assiene alle tecniche di Machine Learning, sta permettendo così di superare alcuni problemi gestionali che, in robot programmati solo con i classici algoritmi della IA, sono emersi in modo così significativo da arrivare anche a bloccare la produzione (il caso Tesla ne è un esempio ragguardevole).

Affiancare e integrare le potenze di calcolo delle nuove IA con l’esperienza e la competenza di esseri umani ormai navigati di contesti complessi e ad alto rischio è quanto di più interessante si stia realizzando nella fase odierna.

Si sta anticipando, cioè, l’integrazione uomo-macchina (e non la clonazione dell’uomo nella macchina), per valorizzare al massimo le potenzialità dell’uno e dell’altro, senza sostituirsi o simulare logiche proprie delle due specie (intelligenza naturale e artificiale), simulazione che, ad oggi, non darebbe i risultati sperati.

Ancora una volta, più che sull’onda emozionale, è interessante guardare e riflettere su cosa accada effettivamente, senza farsi prendere da scheramenti precostituiti (luddisti o futuristi): il pragmatismo umano, ad oggi, risulta ancora imbattibile (e gli affari non di meno …).

Autore: danieleverdescablog

architect of information & ethical designer

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