GESTIRE DIGITALMENTE LA DIREZIONE LAVORI CON WHATSAPP E FACEBOOK

Utilizzare Whatsapp, Messenger, Facebook Gruppi e @Workplace per gestire digitalmente la Direzione dei Lavori.

Facebook + Whatsapp
Facebook + Whatsapp per gestire la direzione lavori

Perché uno Studio Professionale o un Libero Professionista decidano effettivamente di adottare un nuovo “metodo di lavoro” per GESTIRE LA DIREZIONE LAVORI DEI CANTIERI CON WHATSAPP E FACEBOOK devono avere sin da subito chiaro quali siano gli effettivi vantaggi che concretamente porta con sé il nuovo approccio.

In pratica, in che modo realmente si risparmia tempo e denaro o anche come sia possibile gestire più lavori a parità di risorse impiegate (aumento della produttività).

Non di meno quali maggori protezioni offra la possibilità di avere un “Giornale dei Lavori di Cantiere” che può arrivare (senza sforzo) a dettagliare le fasi lavorative minuto per minuto e, di conseguenza, poter provare – in caso di controversie tecnico/legali – come effettivamente si siano svolte le lavorazioni, grazie alle foto ma, soprattutto, ai video e alle dirette in streaming.

Proprio per dare una risposta concreta alla classica domanda del “quali vantaggi?“, prima di iniziare una serie di articoli di dettaglio operativo sull’uso delle App “Social” per la direzione dei lavori dei cantieri (Whatsapp; Messenger, Facebook Gruppi; @Workplace), ritengo sia opportuno fare chiarezza su quali siano le reali motivazioni professionali che possono indurre all’adozione di un nuovo modello di lavoro.

In estrema sintesi, i vantaggi dell’approccio lavorativo “Social” alla gestione della Direzione dei Lavori dei Cantieri sono sostanzialmente tre:

  1. Zero costi e nessuna formazione necessaria;
  2. Netto incremento della produttività;
  3. Maggiore protezione nelle controversie legali.

Vediamo brevemente nel dettaglio i tre punti di vantaggio prima elencati.

ZERO COSTI E FORMAZIONE | Non solo perché sono App che si scaricano gratuitamente sul telefonino ma soprattutto perché non richiedono alcuna fase di apprendimento, dato che sono già nell’uso quotidiano di milioni di persone (al contrario dei software professionali, costosi e non conosciuti da tutti i tecnici in modo omogeneo come i social o le chat).

INCREMENTO PRODUTTIVITA’ | Le App “Social” abbattono drasticamente i tempi di gestione dei processi lavorativi del cantiere (anche senza esservi presente tutti i giorni) e semplificano il processo decisionale. Permettono poi di collaborare in tempo reale con la moltitudine di soggetti che ogni giorno entra/esce dai cantieri (imprese, subappaltatori, lavoratori autonomi, fornitori, controllori, ecc.) senza nessuna difficoltà nel creare un collegamento stabile e perfettamente tracciato nel tempo (anche il lavoratore autonomo meno preparato culturalmente, ha comunque con sé un telefonino con cui chatta, messaggia, fotografa, riprende video …).

MAGGIORE PROTEZIONE LEGALE | In caso di controversie tecnico/legali sono molto più precisi ed efficaci nella ricostruzione del “Giornale dei Lavori di Cantiere” degli strumenti tradizionali, poiché con foto e video di quanto accaduto (anche ripresi da altri soggetti in quel momento presenti in cantiere) proteggono il professionista dai classici “vuoti” documentali in caso di conflitti/riserve con gli esecutori, i fornitori o la committenza.

Gruppo > Cantiere > facebook
Esempio di “Gruppo Cantiere” su Facebook

Ritengo sia opportuno approfondire proprio la terza delle motivazioni, ossia quella della maggiore protezione legale in caso di controversie di cantiere.

Il nodo delle controversie legali e delle responsabilità amministrative, infatti, per chi gestisce cantieri, è indubbiamente il punto centrale di tutte le motivazioni per cui si effettuano o meno determinate scelte.

Nel momento stesso in cui si formula una soluzione tecnica al problema presente in cantiere in parallelo si andranno a valutare i costi ipotetici che di dovranno affrontare e, di conseguenza, le eventuali controversie legali che ne potrebbero derivare.

Molto spesso però il nodo della controversia legale è solo il passaggio finale di un processo realizzativo antecedente, in cui errori nell’esecuzione o diversa interpretazione di progetti/contratti non chiari nel dettaglio della realizzazione (o insufficienti nella fase di analisi), conducono a momenti di contrasto tra l’impresa esecutrice e la committenza (e quindi la direzione lavori).

Nel preciso momento in cui il contrasto si trasferisce dal cantiere ai legali delle due parti in causa, diviene fondamentale poter ricostruire a ritroso nel tempo il percorso dettagliato attraverso cui si è giunti al nodo del contrasto.

E spesso, nella ricostruzione a ritroso, ci si trova ad affrontare molti eventi realizzatisi proprio nel momento in cui il Direttore dei Lavori non era presente in cantiere; oppure la tipologia di evento non può essere ricostruita senza “smontare” quanto realizzato. A tutto ciò si somma il fatto che il “Libro dei Lavori” essendo prevalentemente testuale, non è in grado di descrivere con chiarezza proprio il dettaglio esecutivo che potrebbe aver portato al contrasto legale.

Al contrario della prassi attuale, invece, l’utilizzo delle App “Social” finalizzate a tenere un dettagliato “Registro di cantiere” quotidiano è sicuramente in grado di dare una maggiore “protezione legale” al Direttore dei Lavori.

Non solo perché la Timeline delle App permette di individuare con estrema precisione data e ora degli avvenimenti registrati (e quindi restringere il campo di ricerca a periodi di tempo ben determinati), ma soprattutto perché contiene le foto e i video di quanto effettivamente accaduto.

Gruppo Cantiere Messenger
Gruppo Cantiere Messenger

Foto e video che possono essere stati caricati dallo stesso Direttore dei Lavori, ma anche richiesti da quest’ultimo alle imprese esecutrici o agli artigiani presenti in cantiere, così da avere un filmato anche dei momenti in cui non era presente sul luogo di lavoro e, di conseguenza, poter comprendere esattamente cosa sia accaduto in quei frangenti.

Non è necessario essere degli esperti tecnologici per comprendere la fondamentale differenza tra un “Giornale dei Lavori di Cantiere” basato unicamente sulla “carta scritta” oppure ampiamente supportato da foto e video (anche realizzate in streaming) dove sia documentata l’effettiva esecuzione dei lavori.

Al giorno d’oggi, infatti, non passa evento in cui la “scoperta del colpevole” non si basi sulle videocamere di sorveglianza installate in prossimità di banche, ristoranti, bar e altri luoghi dove è di prassi la presenza del pubblico.

Che sia un attentato terroristico o anche un disastro naturale, gran parte dei giudizi dei corpi investigativi e, di conseguenza, dei tribunali, si basano su video, foto, ma anche messaggi di testo, registrazioni di telefonate, spostamenti del segnale del cellulare sul territorio, tabulati delle telefonate, in cui sono registrati – in varie forme – gli eventi che potrebbero svelare i soggetti che li hanno compiuti.

E la mole di dati digitali che è ora possibile trattare in ambito giudiziale è divenuta così ampia e determinante da far nascere veri e propri specialisti in materia, sia dal punto di vista della professione (Mobile Forensic, che verrà approfondito a fine paragrafo) che dei corpi investigativi dello Stato (Polizia Postale Informatica).

Ipotizzare, quindi, di accumulare su WhatsApp, Messenger, Facebook Gruppi o @Workplace tutti i video, le foto, i filmati e i messaggi di testo scambiati quotidianamente tra il Direttore dei Lavori e i vari soggetti intervenuti sul cantiere, corrisponde a una precisa strategia di difesa del Professionista o dello Studio Professionale.

Non solo uno strumento per gestire in tempo reale i cantieri ma, soprattutto, un “Registro dei Lavori” postumo, da presentare agli organi inquirenti, come anche nei momenti di prova testimoniale richiesti dal tribunale, in cui far emergere senza ombra di dubbio cosa effettivamente sia accaduto.

Appare chiaro come sia ben difficile poi contestare il video dell’esecuzione dei lavori in cui siano riprese le fasi fondamentali dell’evento rispetto a un verbale cartaceo di mera descrizione dei lavori.

Direzione Lavori su Messenger
Direzione Lavori su Messenger

A conclusione del ragionamento, diviene opportuno sottolineare come il sistema “difensivo” prima descritto non richieda alcun investimento economico o di risorse umane per realizzarlo.

Esso è la naturale conclusione di un percorso di gestione dei cantieri tramite le App “Social”, in cui ogni gesto, messaggio, fotogramma, sono ordinariamente inseriti in una Timeline sempre tracciata, a disposizione successiva dell’Amministratore del Gruppo, indipendentemente da chi sia il soggetto che ha caricato la documentazione.

Si viene così a creare il nuovo paradigma di gestione dei cantieri in cui, attraverso strumenti gratuiti e senza necessità di formazione, non solo si aumenta la produttività del Professionista o dello Studio Professionale, ma se ne determina – automaticamente e senza costi – la stessa linea difensiva in caso di contenziosi successivi al cantiere stesso.

GESTIRE LA DIREZIONE LAVORI DEI CANTIERI CON WHATSAPP E FACEBOOK

 


Cos’è il Mobile Forensic

La disciplina della Mobile Forensics non è altro che una costola della più generale Digital Forensics.

Si può definire la Digital Forensics come la disciplina che si occupa dell’identificazione, della preservazione, dello studio e dell’analisi delle informazioni contenute in sistemi informativi, rispettando rigorosamente la “catena di custodia” al fine di evidenziare l’esistenza di prove utili (le c.d. “Prove Digitali”) allo svolgimento dell’attività investigativa.

Esistono varie enunciazioni per definire cos’è in concreto una Prova Digitale.

Tra le più importanti ne spiccano due:

  • la prima è stata formulata dall’International Organization on Computer Evidence (IOCE) secondo la quale la “Electronic Evidence” è: <<un’informazione generata, memorizzata e trasmessa attraverso un supporto informatico che può avere valore in Tribunale>>;
  • la seconda è stata adottata dallo Scientific Working Group on Digital Evidence (SWGDE) per cui costituisce “Digital Evidence” <<qualsiasi informazione, con valore probatorio, che sia o meno memorizzata o trasmessa in un formato digitale[2]>>.

Dal punto di vista prettamente normativo, poi, l’entrata in vigore della LEGGE N° 48 DEL 18 MARZO 2008 ha di fatto sancito l’introduzione dei principi fondanti della Computer Forensics all’interno del nostro ordinamento, prevedendo importanti aspetti legati alla gestione delle Digital Evidence che, per loro natura, presentano caratteristiche di estrema volatilità e fragilità.

Seppur il legislatore si sia mosso cautamente nell’introdurre i nuovi principi per l’assunzione delle prove informatiche, non indicando cioè nel dettaglio le modalità esecutorie da applicare nell’utilizzo di tali istituti, la normativa si è comunque focalizzata su due basilari aspetti, sicuramente più vincolati al risultato finale che non al metodo da utilizzare:

  • la corretta procedura di copia dei dati utili alle indagini;
  • la loro integrità e non alterabilità in sede di acquisizione.

Se i due punti prima elencati sono la priorità normativa, di conseguenza, le fasi principali che caratterizzano l’attività concrete di Digital Forensic possono essere riassunte

Nell’individuazione, preservazione, acquisizione, analisi e correlazione dei dati assunti, oltre che in una completa ed esaustiva documentazione di quanto effettuato nelle singole fasi.

Le procedure di individuazione ed isolamento dei dati, cioè, contemplano una fase descrittiva, che prevede il sopralluogo con un puntuale inventario delle evidenze rinvenute, ed una fase tecnica, che ha lo scopo di impedire qualsiasi interazione dei reperti con l’ambiente circostante sino alla successiva fase di acquisizione.

Se però sino ad oggi la Digital Forensic era prevalentemente concentrata sui computer tradizionali, da tempo la priorità si è spostata sul settore dei dispositivi portatili.

La crescita esponenziale dei dispositivi digitali portatili che le persone utilizzano nella vita di tutti i giorni, infatti, ha fatto emergere una nuova branca professionale, denominata Mobile Forensic, specializzata nei dispositivi portatili, a partire dai navigatori GPS per le auto sino ad arrivare alle moderne macchine fotografiche e videocamere (anche montate su droni), senza escludere e-book reader, notebook, tablet e smartphone.

Da un punto di vista prettamente tecnico, questi dispositivi non sono altro che piccoli computer che eseguono il proprio sistema operativo, a sua volta più o meno specializzato e/o ricco di funzioni e servizi.

Sono però tutti accumunati dall’esigenza di gestire strutture dati complesse per riuscire a “salvare” al loro interno set di informazioni tra di loro eterogenee (sia file multimediali che documentali) o database specifici collegati alle App installate. La mole di dati è però ormai così vasta che da tempo non è solo il telefonino l’oggetto delle indagini ma il “cloud” su internet in generale, dove sono sempre più spesso “depositate” le informazioni necessarie alle indagini ispettive.

Ciò ha fatto si che siano andate a consolidarsi nuove modalità di acquisizione fisica dei dati dagli strumenti digitali portatili, ossia la copia bit-a-bit di tutte le zone e le partizioni dell’interna memoria del device, incluso lo spazio non allocato e quello posizionato in Cloud.

Solitamente si svolge con il dispositivo in modalità “Download” o “Fastboot” per sistemi Android e in modalità DFU per sistemi iOS: proprio per questo motivo è anche possibile bypassare il codice di sblocco del dispositivo se dovesse essere presente.

Quello che si ottiene eseguendo l’acquisizione in questa modalità è un dump della memoria che andrà poi analizzato con i classici strumenti di analisi Mobile Forensics.

Tutta questa procedura digitale, ovviamente, è stata pensata per situazioni in cui siamo in presenza di operazioni complesse, in cui il “colpevole” non è presente e si cerca di derivare le informazioni in modo indiretto e con pochi dati a disposizione (spesso criptati).

Ben diversa è la situazione se tutte le informazioni sono intenzionalmente strutturate in Cloud, all’interno di servizi come le App “Social”, facilmente accessibili (con il consenso dell’Amministratore, ovviamente) e in cui sia indiscutibilmente tracciata la data, l’ora e il soggetto che ha caricato il documento o che ha risposto al messaggio inviato. Ciò rende superabile la necessità di intervento di specialisti in Mobile Forensic, poiché tutti i dati sono a gestione diretta del singolo Professionista o dello Studio Professionale.

 

Autore: danieleverdescablog

architect of information & ethical designer

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