ROBOT E SICUREZZA LAVORO | Richiesta alla Commissione UE una regolamentazione su macchine intelligenti al lavoro

Industry 4.0, ossia il rapporto tra Lavoratori e Robot, mette profondamente in discussione il concetto di sicurezza lavoro: sia se inteso come il diritto a non subire danni fisici e/o psicologici durante il ciclo produttivo, sia come diritto fondamentale ad avere un lavoro (ossia non essere sostituito da una macchina).
Uno degli ostacoli fondamentali al tentativo di gestire un processo di cambiamento così drastico (si parla di Rivoluzione Ubiqua poiché le macchine smart sono dappertutto nella vita quotidiana e lavorativa) è quello di dare un vero e proprio Status Giuridico alle Macchine Intelligenti, senza il quale non è possibile individuare il soggetto che assume delle responsabilità e risponde delle posizioni di garanzia delle sue azioni.
E’ per questo motivo che il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione Europea di predisporre una specifica Direttiva in materia, partendo dalla Relazione del Maggio 2016 “Norme di diritto civile sulla robotica” (relatrice la deputata socialista lussemburghese Mady Delvaux) e il Rapporto “Il futuro del lavoro: la robotica” (documento di discussione dell’Agenzia Europea per la sicurezza sul lavoro EU-OSHA).

Robot LavoroIl Rapporto del 2016 del Gruppo Giuridico del Parlamento vedeva nei robot quattro sfide che il governo politico dell’Unione Europa dovrà affrontare al più presto:

  1. la personalità giuridica dei robot,
  2. la responsabilità per eventuali danni,
  3. le possibili dipendenze emotive degli esseri umani rispetto ai robot con una intelligenza ad apprendimento autonomo,
  4. il nesso robotizzazione-disoccupazione umana.

Sulla base dei punti prima elencati, la relazione finale del Parlamento Europeo chiede alla Commissione Europea la produzione di una specifica Direttiva che, in estrema sintesi, dia un quadro giuridico ben definito dove venga creata(o):

  • l’Anagrafe dei robot più avanzati (se hai una identità giuridica devi essere iscritto in un’anagrafe);
  • il Codice Etico per i progettisti di robot (o anche dei robot che progettano robot);
  • l’Indennità per i lavoratori che vengono sostituiti dalle macchine (si parla di reddito di cittadinanza lavorativa);
  • l’Agenzia Europea per la robotica e l’intelligenza artificiale (con lo scopo, si sottolinea, di proteggere il genere umano quando l’AI supererà quella naturale).

Viene previsto, ovviamente, anche un sistema universale di assicurazione obbligatoria per le aziende che utilizzino robot intelligenti (o co-robot, intesi come le macchine che lavorano con gli uomini), in caso di danni biologici e psicologici creati ai lavoratori o, in generale, alla popolazione umana.

Il tutto condito dalla raccomandazione per far si che i provvedimenti giuridici prima elencati non vadano a intaccare il libero mercato e il diritto d’impresa (molto più facile a dirsi che a farsi … ancora oggi non è giuridicamente definito il limite entro cui il diritto d’impresa possa danneggiare l’uomo o l’ambiente in cui vive, soprattutto quando non vi sono danni immediati, ma solo di medio/lungo termine, come il caso dell’amianto o della CO2 espone esemplarmente).

Un ultimo elemento di riflessione viene dato da un Rapporto della UE-OSHA sugli effetti della robotica sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro.

Nelle conclusioni il Rapporto segnala che l’introduzione di tecnologie di potenziamento umano crea nuove esigenze nella gestione della salute e della sicurezza, legate alla necessità di monitorare i rischi emergenti, ma solleva anche nuove questioni giuridiche ed etiche.

  1. La grande maggioranza delle persone non ha mai interagito con i robot, ma questa situazione è destinata a modificarsi con la crescita dell’interazione macchina-uomo negli ambienti lavorativi. Gli impatti indiretti della comunicazione macchina-macchina non sono noti se non in parte, ma potrebbero essere rilevanti. Le caratteristiche ergonomiche e logistiche dei robot autonomi richiedono nuovi regimi di test e pilotaggio nell’industria e nel settore dei servizi e programmi di formazione specifici sono necessari per i lavoratori che programmeranno o faranno funzionare questi robot, si occuperanno della loro manutenzione o condivideranno con loro lo spazio di lavoro.
  2. Gli effetti della robotica sulla motivazione e sul benessere dei lavoratori e dei dirigenti sono noti solo in parte. I fattori psicosociali collegati alla robotica richiederanno una maggiore attenzione nel campo della sicurezza e della salute.
  3. A causa del differente livello di maturità che si riscontra nelle diverse aree applicative, non è possibile fornire orientamenti uniformi sulla gestione della sicurezza e del rischio. In alcune applicazioni, le questioni legate alla sicurezza (intesa anche come prevenzione di atti illeciti) sono state gestite in modo professionale, in altre il livello di sicurezza può non essere altrettanto elevato. Dovranno essere svolte altre analisi per identificare i rischi e le attività non sicure nella robotica autonoma, in particolare nel settore agroalimentare, nei servizi di cura, nei servizi domestici, nell’industria manifatturiera, nei servizi professionali e nei trasporti.
  4. Poiché la robotica dei servizi professionali è un’area relativamente nuova, le questioni legate alla responsabilità legale in caso di incidenti in aree pubbliche non sono chiare. In vista del lancio della tecnologia sarà necessario effettuare altre analisi legislative sulle questioni legate alla responsabilità.

In questo quadro d’incertezza, anche l’Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro propone delle “aree di rischio” su cui è necessario lavorare con maggiore urgenza:

  1. requisiti di sicurezza della robotica (serie di requisiti, norme sulla sicurezza di funzionamento e migliori pratiche),
  2. orientamenti relativi alla progettazione per l’ergonomia della robotica;
  3. metodi per migliorare le applicazioni della robotica nella sanità e nel settore della sicurezza,
  4. tecniche di validazione e verifica (metodi per verificare se i requisiti e gli orientamenti sono utilizzati correttamente),
  5. esperienze guidate dagli utenti e comportamenti relativi alla robotica,
  6. modelli di formazione dei lavoratori destinati a lavorare con i robot,
  7. migliori pratiche di regolamentazione nel campo della robotica industriale (specialmente robot autonomi) e della robotica di servizio (specialmente robot per la cura e il benessere),
  8. possibilità tecnologiche di creare sistemi sicuri eliminando o riducendo i possibili rischi della robotica.

Saranno probabilmente questi ultimi punti elencati quelli con cui noi Artigiani del digitale nel mondo del lavoro 4.0 dovremo confrontarci quotidianamente, essendo noi le interfacce attraverso cui questo processo di radicale cambiamento troverà una sua concreta attuazione nelle piccole e medie imprese.

E come interfacce nel mondo del lavoro digitalizzato, per quel che riguarda la sicurezza dei lavoratori, saranno probabilmente tre le sfide strategiche su cui dovremo concentrare la nostra attenzione:

  1. Stress lavoro correlato dei lavoratori a contatto con i robot (o dipendenza da essi);
  2. Ergonomia del posto di lavoro e verifiche standard sicurezza in fase di progettazione (realtà virtuale?)
  3. Formazione e addestramento al lavoro sicuro con i robot.

Su questi tre elementi si concentreranno i prossimi post, con elementi di dettaglio e proposte operative, come anche azioni di promozione e informazione che organizzeremo assieme ad altri Artigiani del digitale nel mondo del lavoro 4.0.

 

Autore: danieleverdescablog

architect of information & ethical designer

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