AUTO A GUIDA SEMIAUTOMATICA | Primo incidente e segnali per la sicurezza sul lavoro e nella vita quotidiana

Era atteso ed è arrivato. Le paure riemergono, scenari cupi si prospettano. Il primo incidente mortale, avvenuto durante un viaggio con un auto (TESLA) a guida semiautomatica ha riportato l’attenzione di tutta l’opinione pubblica, anche la meno interessata alla rivoluzione digitale, ai funesti effetti di una vita quotidiana dominata dal rischio di una fantomatica intelligenza artificiale che gestisce il nostro ordinario way of life.
Come accade per il calcio, una marea di allenatori in erba si è scatenata sui social network profetizzando sciagure e sventura, avendo buon gioco nel fomentare le paure citando i famosi scenari pessimistici holliwoodiani di Terminator, Blade Runner, Matrix, in cui il genere umano diviene schiavo, succube del potere consapevole delle macchine (come già accade nel mondo della finanza, dove oltre il 60% degli scambi viene gestito da potentissimi algoritmi digitali).
Eppure la sfida per noi Artigiani del Ditale è tutta qui: non demonizzare ma neanche sottovalutare.
Perché anche nel mondo dello smart working (Industry 4.0), ben presto ci troveremo a dover gestire non solo il conflitto occupazionale (umani vs robot) ma, molto più pragmaticamente, anche la sicurezza nei luoghi di lavoro nel sempre più stringente rapporto tra lavoratori e robot nel processo produttivo, sia per la prevenzione dagli incidenti che per la protezione dei lavoratori dalle azioni non controllate delle macchine.

Lavoratori e RobotCercherò di seguire con molta attenzione quanto accadrà in merito alla sicurezza dei lavoratori a contatto operativo con i robot (ormai il termine tradizionale di macchine sembra essere desueto e poco trend), ma credo sia importante distinguere nettamente i due piani concettuali in cui il processo andrà governato e che richiederanno risposte diverse dal parte di noi Artigiani del Digitale:

  1. La sfera Etica dell’Intelligenza Artificiale (o meglio delle macchine ad apprendimento continuo e progressivo);
  2. La sfera della Sicurezza sul lavoro nei processi produttivi misti uomo-robot (ossia lo spostamento della prevenzione dal rapporto uomo-macchina a quello uomo-robot).

Nel primo caso, ancor prima che qualunque innovazione (tecnologica o decisionale) venga trasferita nel nostro vissuto quotidiano, è necessario definire (non solo giuridicamente) quali siano gli ambiti entro cui il genere umano deve essere protetto dalle scelte che un algoritmo/macchina/sensore potrebbe adottare.

Il caso delle macchine con guida automatica ne rappresenta un esempio chiaro per tutti: l’algoritmo di guida, in caso di incidente non evitabile, sceglierà di salvaguardare i passeggeri dell’auto (pochi) o i passanti potenzialmente coinvolgibili (molti)?
Sembra banale ma, nel caso si optasse per la protezione dei più (i passanti), acquistereste un auto che è programmata per sacrificare il guidatore in caso d’incidente?

Stesso problema di pone nella sua applicazione concreta dei processi produttivi di Industry 4.0: in caso di problema alla catena di montaggio, l’algoritmo (e quindi il robot) è programmato per salvaguardare il valore dell’investimento dell’azienda nei suoi macchinari o il lavoratore che vi opera?
Anche in questo caso sembra banale, ma accettereste di lavorare in un processo produttivo sapendo che in caso d’incidente sareste sacrificabili per proteggere gli asset aziendali?

In verità questo tipo di problemi, dal punto di vista della sfera Etica, non è nuovo: inquinare è lecito, sapendo che l’anidride carbonica intacca la sopravvivenza stessa dell’ecosistema in cui abita il genere umano (effetto serra)?
Ma questo dubbio non è stato sino ad ora concretamente recepito (se non nel decennio più recente, dopo anni di disastri ambientali) perché modificare l’ecosfera, per il cittadino qualunque, viene sempre e comunque percepito – erroneamente – come qualcosa che va al di là delle sue capacità ordinarie.

Ma guidare una macchina che potrebbe sacrificarti no! E’ concreto e nella portata ordinaria di tutti noi. E’ immediato e perfettamente circoscritto.
Come anche lavorare accanto a un robot che potrebbe non salvarti in caso d’incidente: è nel nostro quotidiano lavorativo, non più fantascienza.

Ecco allora che la sfera etica della sicurezza del genere umano, e della sicurezza sul lavoro di ogni persona, perde l’aurea di genericità globale ed entra prepotentemente nel nostro quotidiano, nelle paure che ogni giorno sempre di più ci attanagliano; stretti tra una globalizzazione che non guarda in faccia a nessuno e una rivoluzione digitale che non sembra trovare argini nel suo prorompente imporsi negli atti di ogni giorno.

Quale la risposta possibile da parte di noi Artigiani del Digitale?

Molte in verità: ma ne parlerò nei prossimi post.

Una sicuramente, propedeutica a tutte: e se adottassimo e traducessimo in realtà i principi già declinati dal massimo scrittore-poeta della fantascienza del modo dei robot, Isaac Asimov? Anche nel mondo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro, in particolare nel rapporto lavoratore-robot?

Faccio riferimento alle Tre Leggi della Robotica: e se le rendessimo la base etica della progettazione degli interventi di prevenzione e protezione nei processi produttivi o decisionali (deep learning)?

E se traducessimo il D.Lgs. 81/2008 (TUSL) secondo le leggi di protezione degli uomini quando debbono lavorare fianco a fianco con le macchine-robot?

Ne parleremo molto presto con esempi concreti (non di fantascienza, ovviamente, ma di cicli produttivi 4.0)!

 

PS: Ecco in sintesi le Tre Leggi della Robotica (in cui il termine Robot può essere sostituito anche con macchina, algoritmo, sensore, processo produttivo, intelligenza artificiale, ecc.):

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. 

 

 

 

 

 

 

Autore: danieleverdescablog

architect of information & ethical designer

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