SMART WELFARE | Una nuova frontiera per gli Artigiani del Digitale

La percezione comune è quella per cui gli Artigiani del Digitale siano, sostanzialmente, degli smanettoni perennemente chiusi nel loro garage intenti a produrre nuove App e/o tecnologie futuribili di pratico accesso. Seppur paradossale è una percezione antiquata. Essere Artigiani del Digitale vuol dire anche contaminare le tecnologie (hardware o software che siano) con gli aspetti sociali e culturali di una società attuale oppressa dalla crisi economica e da un lavoro sempre più precario con annessa pensione inesistente, soprattutto per le giovani generazioni. La Sharing Economy ne è un esempio concreto; la sua declinazione sul fronte del Welfare Aziendale e dello Smart Working è, indubbiamente, una frontiera/sfida di non poco conto per gli Artigiani del Digitale.

WELFAREPer chi sta seguendo l’evoluzione dello Smart Working, ma in generale tutto il tema dell’organizzazione del lavoro nei nuovi processi produttivi (Industry 4.0), è perfettamente consapevole che uno dei pilastri fondamentali di questo nuovo assetto organizzativo è il Welfare: aziendale e/o territoriale che sia.

Senza addentrarci troppo nei aspetti economico/normativi/contrattuali, i lavoratori di oggi, dipendenti o autonomi che siano, anziani o di primo pelo, sempre più spesso chiedono che la remunerazione del loro lavoro non sia unicamente quella monetaria ma, anche, quella dei servizi (welfare).

Per i lavoratori con una certa anzianità professionale i servizi di assistenza sanitaria o di impiego culturale del tempo libero (aggiornamento) non sono più un’eccezione, ma una vera e propria esigenza quotidiana (per prepararsi al futuro o proteggersi da esso).

Anche per i giovani lavoratori avere un asilo dove far assistere i loro giovani pargoli o un’assistente (c.d. “badante”) per il proprio genitore anziano non sono elementi esterni alla redditività della propria prestazione lavorativa o professionale.

Nel mezzo le famiglie di terza generazione che hanno necessità di coprire i costi all’università dei loro figli o assisterli psicologicamente nella loro adolescenza per i problemi delle tossicodipendenze, dell’anoressia o dell’attuale isolamento da social network.

Il tutto senza citare la formazione, l’educazione, l’assistenza finanziaria e alimentare, il pathos culturale e la dimensione affettiva, il poter passare delle vacanze all’estero per conoscere nuovi mondi e diventare cittadini del mondo.

Sono infinite le esigenze di chi oggi lavora (nella linea di produzione, nell’ufficio tradizionale o a casa con lo smartworking), ma altrettanto vaste sono le possibilità per gli Artigiani del Digitale a reinterpretare le tecnologie web/app per strutturare e gestire in modo diverso le esigenze in nuce e non ancora venute alle luce.

In quest’ottica vorrei portare alcuni semplici esempi di come la Sharing Economy possa impostare una diversa gestione dei servizi Welfare, cercando di superare la dualità di una domanda di servizi world wide e un presenza territoriale degli stessi molto frammentata, offerta perlopiù da piccoli soggetti locali, anche se spesso molto innovativi.

Il primo esempio è quello di un giovane imprenditore pugliese che crede molto nel benessere aziendale e lo lega, praticamente, anche e soprattutto allo smartworking e alla creazione di un sistema di welfare aziendale che coniughi produttività e aspetti sociali ed economici della vita quotidiana. Con il suo sito Impresa Virtuosa, promuove il benessere lavorativo nelle imprese.

IMPRESA VIRTUOSA WELFARE
http://www.impresavirtuosa.it

Un secondo esempio, invece, è proprio di Sharing Economy (sullo stile di Uber), ossia della possibilità di creare un portale in cui far incontrare la domanda degli utenti in tutto il paese (intesi come Famiglia e le sue diverse esigenze) e i servizi locali offerti da piccole cooperative sociali o enti onlus (ma non solo). In questo caso, una volta individuata l’esigenza, il portale suggerisce i soggetti che possono soddisfarla. Analogamente, soggetti locali che vogliono farsi conoscere e aprire a una domanda più vasta, possono registrarsi sul portale e dare la propria disponibilità. Il portale in questione è quello di Familydea.

FAMILY IDEA WELFARE
http://www.familydea.it

Sono solo alcuni semplici esempi come le tecnologie, modellate sugli interessi delle persone e dei lavoratori, possano effettivamente soddisfare nuove esigenze sino ad ora inespresse, ormai divenute strategiche per il nuovi modelli di produzione, sia smart che industry 4.0.

Proveremo a seguire con attenzione questa nuova frontiera per gli Artigiani del Digitale, anche sul versante App, cercando di porre in evidenza tutti quei cambiamenti di paradigma che non necessitano di grandi competenze tecnologie ma, sicuramente, di grande fantasia e inventiva, tipica, appunto, degli artigiani.

Per chi fosse a conoscenza di altre esperienze analoghe sul fronte dello Smart Welfare, può segnalarmele a: verdesca@gmail.com.

EMAIL VERDESCA
Invia segnalazione

Addendum del 03/05/2016

La sfida del Welfare Smart è evidentemente molto sentita tra la comunità degli artigiani del digitale; sono già arrivare, infatti, le prime due segnalazioni di altri portali relativi a smart community per il welfare.

La prima riguarda Easyfeel, startup milanese fondata nel gennaio 2014 e già presente in quattro grandi città italiane: Torino, Roma, Bologna e Firenze. Si occupa di Sharing Economy applicata alle pulizie.

Easy Feel Welfare
http://www.easyfeel.it

La seconda, invece, è Safecare24, una startup nata ad Avellino e finanziata da un fondo privato e Invitalia (oggi quota circa 2 milioni di euro). Si tratta di una piattaforma che permette di inviare e ricevere feedback sullo stato di salute del paziente e, di conseguenza, poter trovare assistenti sanitari o bandati per l’utente.

SAFE CARE WELAFARE
http://www.safecare.com

Attendo quindi altre segnalazioni!!!

Autore: danieleverdescablog

architect of information & ethical designer

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